Cos'è l'agrivoltaico
L’agrivoltaico è un sistema costituito da un impianto fotovoltaico posizionato su un terreno che viene utilizzato allo stesso tempo per attività agricole o per l’allevamento. Non si tratta solo di una condivisione di spazi, ma di una soluzione integrata in grado di generare benefici per entrambi i settori.
Questa compresenza di agricoltura e pannelli solari garantisceun uso efficiente e inclusivo del suolo, promuovendo al contempo il recupero di terreni abbandonati. In questo circolo virtuoso la produttività del terreno non viene in alcun modo intaccata (ma in alcuni casi aumentata, come indicano i nostri test) e lo stesso suolo viene sfruttato per due scopi differenti e complementari.
L'agrivoltaico in Italia: storia, numeri e stime
L’agrivoltaico non è del tutto una novità, perché già da diversi anni sono allo studio i possibili benefici derivanti dalla conciliazione tra agricoltura e produzione di energia sostenibile. In particolare, si è iniziato a parlare di agrivoltaico già nel 1982, con gli studi di Adolf Goetzberger, fondatore del Fraunhofer Institute for Solar Energy Systems ISE. Un paio di decenni più tardi fu realizzato in Puglia il primo impianto agrivoltaico in Italia – e uno dei primi in Europa – con una potenza complessiva di 1 MW.
Il numero di questi impianti è progressivamente cresciuto di anno in anno, fino al punto che oggi si ritiene siano una delle chiavi fondamentali per il raggiungimento degli obiettivi di decarbonizzazione. Se a prima vista si potrebbe pensare che la realizzazione di sistemi fotovoltaici su terreni agricoli su larga scala possa aprire un tema di consumo del suolo, soprattutto se i pannelli vengono installati su terreni adibiti all’agricoltura o al pascolo, in realtà non è così. Dati alla mano, infatti, il consumo del suolo in questo caso è un tema irrilevante, che secondo gli esperti non desta alcun tipo di preoccupazione. L’agrivoltaico, infatti, può migliorare la produttività per molte colture.
Quanta superficie occupano gli impianti agrivoltaici?
Nel 2021 in Italia erano installati circa 1 milione di nuovi impianti fotovoltaici (tra ambito agricolo, residenziale, industriale e terziario) e la superficie occupata da impianti a terra era di 152,1 chilometri quadrati, pari ad appena lo 0,05% del territorio nazionale.
Paragonando questi numeri con quelli delle strade, che coprono una superficie complessiva di 9.200 chilometri quadrati (il 3%), si ha idea di quanto l’impatto dei pannelli fotovoltaici sull’occupazione del suolo sia marginale, considerando a maggior ragione tutti i benefici che questi sistemi determinano per le persone e per il futuro del Paese. È bene ricordare che in Italia il consumo di suolo complessivo a copertura artificiale raggiunge oggi circa i 21.500 chilometri quadrati.
Quanto suolo si prevede di occupare in futuro?
Per raggiungere appieno gli obiettivi fissati dal piano PNIEC per il fotovoltaico a terra servirebbero circa 405 chilometri quadrati di pannelli, ossia meno di un terzo del Comune di Roma.
Quanta energia fotovoltaica si presume di produrre entro il 2030?
Oggi la potenza complessiva degli impianti solari installati in Italia è di circa 25 gigawatt (GW), un numero che secondo il Piano Nazionale Integrato per l’Energia e il Clima (PNIEC) dovremmo più che raddoppiare entro il 2030, arrivando almeno a 52 GW.
Considerando che 1 GW aggiuntivo di capacità solare consente infatti di fornire energia pulita a 550mila famiglie si comprende il contributo che lo sviluppo dell’agrivoltaico in Italia può dare alla transizione energetica.
Si tratta di uno strumento di resilienza, per proteggerci dal cambiamento climatico e garantire approvvigionamento energetico per le necessità quotidiane.
L'installazione di pannelli fotovoltaici su suolo agricolo crea benefici?
Oltre a permettere di destinare a nuovi utilizzi terreni inutilizzati o poco adoperati, l’agrivoltaico garantisce vantaggi per il mondo agricolo e per la zootecnia.
I pannelli, infatti, creando un ombreggiamento del suolo sottostante consentono di risparmiare acqua di irrigazione fino al 20% e proteggono le colture dai picchi di calore e dallo stress termico. La presenza in alcuni impianti solari di sensori ad alta tecnologia può servire anche per migliorare l'attività agricola: per esempio, monitorando le sostanze nutrienti presenti nel terreno si può dosare meglio la quantità d’acqua o di fertilizzanti necessari, accrescendo così la competitività delle aziende agricole.
Tutto questo permette di tutelare la biodiversità degli ecosistemi e di proteggere gli insetti impollinatori, rivalorizzando il territorio e promuovendo lo sviluppo sociale per l’intera comunità. Tra i tanti vantaggi, infine, l’agrivoltaico genera lavoro nel settore agricolo (per agronomi, enti di ricerca, agricoltori eccetera)e può costituire una fonte integrativa di reddito per gli agricoltori che mettono a disposizione i propri terreni.